Il ruolo dell’assistente sociale nell’ente pubblico
L’assistente sociale è il professionista che nella pubblica amministrazione garantisce il diritto costituzionale all’assistenza (art. 38 Cost.), operando a sostegno di persone, famiglie e comunità in condizione di disagio, fragilità o esclusione. Il suo intervento spazia dalla tutela dei minori all’assistenza agli anziani non autosufficienti, dal sostegno alle persone con disabilità al contrasto delle dipendenze, dalla presa in carico di adulti in difficoltà economica all’accoglienza di richiedenti asilo e stranieri. I principali datori di lavoro pubblici sono i Comuni, dove operano nei servizi sociali territoriali di zona; le Aziende Sanitarie Locali, dove garantiscono l’integrazione socio-sanitaria nei consultori, nei SerD, nei dipartimenti di salute mentale e nelle unità di valutazione multidimensionale; il Ministero della Giustizia, con incarichi presso i Tribunali per i Minorenni, gli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni (USSM) e gli istituti penitenziari attraverso l’UEPE. La figura è inquadrata nella categoria D del CCNL Funzioni Locali (nuova area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione), con autonomia tecnico-professionale sancita dalla legge istitutiva della professione.
Requisiti
Per accedere ai concorsi pubblici per assistente sociale è indispensabile possedere un titolo accademico specifico. La laurea triennale della classe L-39 in Servizio Sociale abilita, previo superamento dell’esame di Stato, all’iscrizione nella sezione B dell’Albo, con il titolo di assistente sociale. La laurea magistrale della classe LM-87 in Servizio Sociale e Politiche Sociali consente invece, sempre dopo l’esame di Stato, l’iscrizione nella sezione A e il titolo di assistente sociale specialista. In entrambi i casi l’esame di Stato abilitante e la successiva iscrizione all’Albo Nazionale degli Assistenti Sociali, tenuto dal CNOAS presso il Ministero della Giustizia, costituiscono requisiti tassativi e non derogabili previsti dai bandi. Sono inoltre richiesti i requisiti generali per l’accesso al pubblico impiego: cittadinanza italiana o UE, idoneità fisica, godimento dei diritti civili e politici, assenza di condanne penali ostative.
Come si svolge il concorso
L’iter selettivo, disciplinato dal D.P.R. 487/1994 e dal D.L. 44/2023, prevede in caso di elevata partecipazione una prova preselettiva a quiz a risposta multipla su cultura generale e materie d’esame. Superata la preselezione, si accede alla prova scritta, spesso strutturata a domande aperte o casi pratici, che verte su metodologia del servizio sociale, principi deontologici della professione, legislazione sociale statale e regionale, ordinamento degli enti locali (TUEL) e organizzazione dei servizi. La prova orale consiste in un colloquio interdisciplinare sulle stesse materie, integrato dall’accertamento della conoscenza della lingua straniera (di norma inglese) e dell’uso degli strumenti informatici, come previsto dall’art. 37 del D.Lgs. 165/2001. La commissione procede infine alla valutazione dei titoli, con punteggi differenziati per titoli di studio ulteriori, master di primo e secondo livello, specializzazioni, pubblicazioni scientifiche e servizio prestato in posizioni analoghe.
Legislazione da studiare
La preparazione richiede la padronanza del quadro normativo di riferimento della professione. Testo cardine è la Legge 328/2000, legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, che ha ridisegnato il welfare locale introducendo il piano di zona. Fondamentale la Legge 84/1993, istitutiva dell’Ordine e dell’Albo Nazionale degli Assistenti Sociali, insieme al vigente Codice Deontologico approvato dal CNOAS. Occorre inoltre studiare la Legge 285/1997 sulla promozione dei diritti dell’infanzia, la Legge 104/1992 per l’assistenza e i diritti delle persone con disabilità, la Legge 328/2000 sui servizi socio-sanitari integrati, la Legge 149/2001 sull’affido e l’adozione. Non possono mancare le riforme Bassanini (L. 59/1997 e L. 127/1997) sul decentramento amministrativo, il Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) e le nozioni essenziali di diritto amministrativo, procedimento (L. 241/1990) e privacy (Reg. UE 2016/679).
Retribuzione e specializzazioni
L’assistente sociale assunto negli enti locali è inquadrato nell’Area dei Funzionari e dell’Elevata Qualificazione del CCNL Funzioni Locali (ex categoria D), con uno stipendio tabellare lordo annuo compreso tra i 28.000 e i 32.000 euro, cui si aggiungono indennità di comparto, salario accessorio, indennità di specifiche responsabilità e produttività, per un netto mensile che si attesta mediamente sui 1.700-1.900 euro. Le progressioni di carriera consentono di raggiungere posizioni di funzionario responsabile di area o di servizio, coordinatore di équipe multiprofessionali e, con titolo magistrale ed esperienza, ruoli dirigenziali nei settori socio-assistenziali. Le specializzazioni più richieste dai bandi e utili in sede di valutazione titoli riguardano la tutela minori, le dipendenze patologiche, la mediazione familiare, il servizio sociale in ambito penale, la valutazione multidimensionale del bisogno e il case management. Sono particolarmente valorizzati i master universitari erogati dalle facoltà di Servizio Sociale.